José Gonzalez – Alcatraz

Questa sarà la recensione di una fan nostalgica e che quindi includerà piagnistei e lamentele.

Quando fai parte del gruppo dei pionieri, degli scopritori di nuovi e bellissimi paesaggi è difficile non sentirsi quasi in diritto di dire “io c’ero prima e prima era più bello!”.

Era il 2003 quando José Gonzalez fece timidamente capolino sulla scena. Personalmente fui subito rapita dalle atmosfere e incuriosita da quel mix di origini (Argentina) e provenienza (Svezia). Da allora non ho mai smesso di seguirlo: 3 album da solista, a cui si aggiunge un live, la colonna sonora per il film The Secret Life of Walter Mitty, svariati EP e 2 album con il suo gruppo, i Junip. Semplicità: una voce, una chitarra. José Gonzalez nei primi live si presentava così e bisogna ammettere che non avesse bisogno di una presenza scenica carismatica. Lui arriva sul palco, ancora oggi, timido e chiuso nelle spalle. Poi imbraccia la chitarra e diventa un gigante.

Così come non diresti mai che è uno svedese, mai potresti pensare che quel ragazzo un po’ impacciato sia in grado di tenere il palco (da solo) così bene. È l’effetto WOW!

Ecco, io questo effetto WOW non l’ho provato in quest’ultimo concerto all’Alcatraz (Milano) e davvero mi struggo della cosa. Mi ero già preoccupata ed insospettita quando uscì il video del secondo singolo tratto da Vestiges & Claws, Leaf Off/ The Cave, ispirato ad un’assemblea religiosa. A dirla tutta, però, mi sembrava quasi uno scherzo. Ma forse no, non lo era.

IMG_4161-3

E così José Gonzalez si è presentato sul palco dell’Alcatraz con il suo solito atteggiamento dimesso, fari su di lui e si comincia con quello che può essere considerato (assieme alla cover Heartbeats) IL pezzo che ce lo ha fatto conoscere: Crosses. Alla fine della canzone, però, lo raggiungono sul palco i musicisti che lo accompagneranno per tutto il concerto: Jakob Albinsson (chitarra), James Mathe (poli-strumentale), and Andres Renteria (percussioni) e Joel Wastberg (percussioni). Il pubblico c’è, è presente con gli occhi grandi e le mani giunte al cuore a godersi il piccolo miracolo. Ma il pubblico non sono io che già ho stortato il naso vedendo i musicisti che affiancano José in questo viaggio di un mercoledì sera novembrino. Sono bravi, niente da rimproverare. C’è forse qualche incertezza alle percussioni, ma si condonano anche quelle. La scaletta del concerto fa capire che non c’è (troppo) spazio per la nostalgia, infatti Crosses, Heartbeats e Deadweight on Velveteen saranno gli unici pezzi del primo album (Veneer) ad essere interpretati sul palco dell’Alcatraz, mentre Killing for Love e Down the Line, con cui si conclude il concerto, le uniche canzoni selezionate dal secondo album, In Our Nature. D’altronde su un’ora e mezza di live, obiettivamente, non si può pensare di dedicare ulteriore spazio al passato. José incanta con la sua compostezza che trasuda eleganza, dita veloci sulla chitarra e sorrisi qui e lì accennati.

IMG_4223-8

C’è spazio anche per le svariate cover, compresa Home di James Mathe, uno dei membri della band sul palco, in arte Barbarossa. Non poteva mancare Teardrop su cui il pubblico fa sentire tutto il suo calore, come sempre capita quando le cover sono così sentite come questa dei Massive Attack. Nella variegata scaletta non sono mancate due canzoni dei Junip: Walking Lightly e la bellissima Line of Fire. Le canzoni selezionate da Vestiges & Claws, sono riuscite a fornire un’ottima panoramica dell’ultima fatica di José: What Will, attuale più che mai, Every Age, un’ode alla crescita ed al cambiamento, The Forest, che ci porta con la mente ai paesaggi svedesi, Let It Carry You, che con il suo ritmo ci fa sognare di un vecchio treno che ci conduca altrove, la sopracitata Leaf Off, ed infine With the Ink of a Ghost, canzone che sembra composta apposta per lasciarci immergere nella bellezza della natura.

IMG_4319-14Rileggo questa recensione e penso: ma quindi di cosa esattamente mi sto lamentando? I musicisti hanno accompagnato egregiamente José Gonzalez nella sua ineccepibile interpretazione; a José davvero nulla si può rimproverare: quella voce rassicurante come una vasca di acqua calda in cui ti puoi immergere nelle giornate di freddo invernale, e quelle mani che inglobano la chitarra, estensione del suo corpo e della sua anima; infine, una scaletta equilibrata un occhio rivolto al passato ed uno al presente. Immagino che coloro che per la prima volta, il 18 novembre all’Alcatraz, hanno assistito ad un concerto di José ne siano rimasti, a ragione, entusiasti. E quindi perché io ho scritto una recensione costellata di nostalgie e lamentele? Forse perché la prima volta è più emozionante, magari non necessariamente più bella, ma più emozionante sì.

This slideshow requires JavaScript.

Set List

  • Crosses
  • What Will
  • Deadweight on Velveteen
  • Hand on Your Heart (Kylie Minogue cover)
  • Every Age
  • Walking Lightly (Junip song)
  • The Forest
  • Let It Carry You
  • Leaf Off
  • Killing for Love
  • This Is How We Walk on the Moon (Arthur Russell cover)
  • Home (Barbarossa cover)
  • Teardrop (Massive Attack cover)
  • Heartbeats (The Knife cover)
  • Line of Fire (Junip song)
  • With the Ink of a Ghost
  • Down the Line
Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s